SERGIO VESCHI

Era il 1976. In quell'anno a Milano un ex militante del Movimento Studentesco della Università Statale, un sassofonista dilettante, appassionato di jazz, uno per il quale la musica dei Beatles era “robetta per aspiranti musicisti” – figuriamoci quelle urla strutturate su due note ad opera di ragazzini londinesi vestiti da bidoni dell’immondizia – ebbe l’idea di fondare un’etichetta discografica indipendente per promuovere l’idioma afroamericano in Italia. Scelse il rosso, il colore della sua fede politica e la chiamò Red Records. (continua a pag. 257)