MIRKO SIGNORILE

Io ho sempre visto il jazz come qualcosa che è oltre la musica e che viene prima della musica stessa. Penso che l’elemento caratterizzante del jazz sia una specie di incontro di alterità. Cerco di spiegarmi meglio: quando sento un disco percepisco che ognuno dei musicisti che ha partecipato all’incisione di quel disco, pur condividendo un linguaggio comune, porta un quid, qualcosa che appartiene a sé stesso che può essere un aspetto culturale, qualcosa che ha a che fare con la provenienza geografica, un aspetto spirituale o religioso, delle tecniche strumentali diverse. Ho sempre visto il jazz come una musica in cui si rappresenta un incontro, qualcosa che ha che fare con la democrazia. Ecco questo mi piace, quando penso alla democrazia io penso al jazz: c’è un uomo che si prende una leadership, i suoi compagni gliela danno volentieri e tutti vi partecipano democraticamente. E l’interplay è una delle forme di democrazia più riuscite. (continua a pag. 374)