GIOVANNI E FLAVIO BONANDRINI

 

Ad un certo punto abbiamo dovuto chiudere con la Polygram perché volevano tener fuori musicisti come Max Roach, Paul Bley, Paul Motian perché non vendevano. Decisi di sciogliere il contratto perché non permettevo a nessuno di interferire con le nostre scelte. Onestamente penso di aver sbagliato perché la Polygram ci garantiva una buona distribuzione ma non ce la facevo a sacrificare musicisti nei quali avevo creduto e credevo.

I musicisti dovevano adorarla…

Ma no…

FB: Non è vero me ne sono accorto quando sono andato a lavorare a New York. Quando hanno saputo che ero il figlio di Giovanni Bonandrini mi hanno detto: “tuo padre ha mandato a quel paese la Polygram per noi, per la nostra musica, è il nostro eroe!”. Mio padre lo adoravano per tante cose ma questa superava tutte per loro. Poi mio padre ha detto una cosa giusta, ha sbagliato quella volta, dal punto di vista del business, le conseguenze le ho patite io quando nel ’92 ero a New York, ho visto le carrellate di resi con i nostri dischi che si trovavano nei negozi dell’usato, gli Lp con gli angoli troncati. Ne trovavi a vagonate di prodotti Blak Saint/Soul Note ancora con lo stick della PSI (Polygram Special Imports). Tecnicamente si chiama “dumping”, scaricare la spazzatura. Tu non hai idea per quanti anni abbiamo lottato con i distributori per risolvere il problema dei dischi prima distribuiti e poi scaricati dalla Polygram. Però devo dire che quel rifiuto contribuì a rendere più grande la fama di mio padre nel mondo del jazz perché il rispetto dei musicisti per lui crebbe a dismisura. Mi ricordo ancora quando mi fermavano e mi dicevano: “mi sarebbe piaciuto vederlo quando gli diceva di non rompere le scatole!”. Mio padre andava dritto per la sua strada, nessuno l’avrebbe fatto, lui l’ha fatto. (continua a pag. 120)