FABIO MORGERA

Ha senso parlare di jazz italiano?
Ora sì, ha molto senso. Quindici anni fa, quando ad una delle prime manifestazioni di jazz italiano organizzate qui a New York da Enrico Intra alla Town Hall, con l’Associazione Musica Oggi parlai di “italian jazz” ad un nero, quello si fece una grande risata. Ci rimasi un po’ male. Oggi quello stesso nero non riderebbe più, ci sono un sacco di talenti che fanno sentire qui la loro voce, Dado Moroni, Vito Di Modugno votato tra i migliori organisti del mondo dal DownBeat, Rava, Trovesi. Oggi sono sicuro che non riderebbe più nessuno (continua a pag. 347)